COEM E FIORANESE: COLLEZIONI DA TOCCARE
Fioranese era conosciuta per le cementine, Coem per le pietre. Sono due marchi della stessa azienda, e per anni quelle etichette hanno descritto bene i due cataloghi. Oggi non bastano più, e la giornata di formazione passata con loro nel nostro showroom di Ponte San Giovanni serviva proprio a capire cosa è cambiato. La risposta riguarda le superfici molto più dei decori.
La distinzione tra i due resta valida, ma va spostata di livello. Coem parte da un materiale che esiste e lo riproduce, e i nomi delle sue collezioni lo dichiarano apertamente: Milano Sublime, Genesi, Fior di Pietra. Fioranese parte da un’idea e la traduce in ceramica, con nomi che raccontano invece di descrivere, da Kintsugi a Scaglie di Storia. Sapere a quale delle due famiglie appartiene un prodotto aiuta a capire cosa aspettarsi quando lo si ha davanti.
Dalla grafica alla struttura: come si lavora una superficie
Riprodurre una pietra, fino a pochi anni fa, voleva dire stampare bene. Il travertino si otteneva con otto passaggi di colore applicati in sequenza, una tecnica oggi abbandonata. Con la stampa digitale la gara si è spostata sulla definizione del disegno, e per un periodo ha vinto chi aveva la grafica più nitida. Poi la nitidezza è diventata un requisito minimo, disponibile a chiunque, e ha smesso di essere un argomento. Dal 2020 il lavoro si concentra su cosa sente la mano quando passa sulla lastra.
I processi sono due e agiscono in modi opposti. Il primo usa smalti riservanti allineati alla grafica: incidono la superficie seguendo il disegno e mettono in risalto venature e dettagli. Il secondo applica graniglie per via digitale e costruisce rilievi morbidi che si sentono sotto le dita. Possono essere usati da soli oppure combinati, e l’azienda li raccoglie sotto il nome Deeply Real, che è anche il tema con cui ha presentato le novità di quest’anno. Il ramo additivo in casa Fioranese ha un nome suo da qualche anno, MATTERonTOP, nato con I Cocci Siciliani proprio per dare struttura e profondità ai sassi affioranti. Su una superficie costruita per addizione la finitura si ottiene per spazzolatura e non per levigatura, e non è una sfumatura lessicale: la levigatura asporta materiale e taglierebbe lo strato appena applicato, mentre la spazzolatura apre la superficie lasciandola dov’è. Se davanti a una lastra vi dicono che è spazzolata e non levigata, è di questo che stanno parlando.
Il compromesso tra le due strade è la cosa più utile che abbiamo imparato. Una venatura sottile e nitida, registrata con precisione sulla lastra, può essere seguita dalla struttura solo fino a un certo punto. La profondità che si ottiene aggiungendo materia è maggiore, ma non si sposa con un disegno troppo fine. Nessuna delle due scelte è migliore in assoluto: dipende da dove va la piastrella. Su un pavimento guardato in piedi, da due metri di distanza, il rilievo profondo lavora meglio della finezza di venatura. Su un rivestimento a parete in un bagno, dove la superficie si guarda da vicino e si tocca, il rapporto si inverte.
Di seguito le collezioni di cui abbiamo parlato durante la giornata. Alcune sono già campionate nei nostri showroom e si possono toccare adesso; quelle presentate a Cersaie a settembre ci verranno fornite a breve.
Le collezioni Coem
Milano Sublime è il caso limite della riproduzione fedele. Riproduce il marmo di Candoglia, la pietra del Duomo di Milano, su licenza sviluppata con la Veneranda Fabbrica che ne cura la manutenzione. Quando la pietra di riferimento è riconoscibile da chiunque, la fedeltà del disegno conta più di qualsiasi altra cosa: la venatura è sottile e ordinata, e i due colori, Puro su fondo chiaro leggermente rosato e Lume su toni caldi con accenti ambrati, cambiano l’ambiente restando sullo stesso marmo. Per il 2026 la serie si amplia con nuovi colori e formati, fino al 120x280 e al piccolo 22,6x45,3.
Genesi nasce dall’idea della pietra come materia sedimentata, con i colori Avorio, Beige, Grigio e Argilla, i decori Tracce e Orizzonti, e una versione antiscivolo pensata per l’esterno. Fior di Pietra gioca su toni chiari e atmosferici, da Luna e Nube a Ombra e Sabbia, in finitura lappato-matt. Belcaire completa il fronte pietra con Claire, Gris, Sable e la variante Sable Pavone.
Echo merita un discorso a parte, perché è la collezione dove la superficie diventa il contenuto. Esce nei colori Ivory, Beige e Grey, con una versione decorata chiamata Deco, e soprattutto con tre varianti chiamate Stuoia e battezzate con nomi tessili: Canapa, Cotone e Lino. Una superficie che imita l’intreccio di un tessuto è esattamente il tipo di prodotto che in fotografia non dice nulla e dal vivo si capisce in un secondo.
Ci sono poi le linee che non sono collezioni ma formati, e che interessano soprattutto chi progetta. WIDEgres 280 porta le lastre a 120x280 con uno spessore di 6 mm. Immensa arriva a 162x324 con 12 mm di spessore. gresX2 è il gres da esterno da 2 cm, quello che si posa anche a secco su ghiaia o erba.
Le collezioni Fioranese
The Blend è la collezione che da sola smonta l’equazione tra Fioranese e cementine. Si articola in tre texture che condividono lo stesso impianto. Concrete reinterpreta il cemento in cinque tonalità, tra cui Sienna, Sand, Silver e Argilla, e regge sia l’interno sia l’esterno. Glass mette insieme vetro e cemento, con un effetto decorativo che nasce da architetture iconiche, ed è quella che trovate installata a parete da noi, con le tessere chiare che emergono dal fondo. Stone evoca la quarzite brasiliana in tre varianti. I formati arrivano al 120x120, le finiture sono naturale e levigato-matt, e la famiglia funziona come un sistema: pavimento, parete e decoro senza cambiare collezione.
Kintsugi prende il nome dall’arte giapponese di ricomporre il vasellame rotto saldando le fratture, e lo applica a un effetto cemento. Nel decoro Hibi le cuciture attraversano la lastra e si sentono sotto le dita, e nella scatola i disegni sono quattro diversi, così la posa non si ripete mai uguale. I colori sono Fog, Moonlight, Storm e Darkness: sul più scuro le linee si leggono meglio. È anche la risposta a chi pensa che l’effetto cemento significhi per forza grigio.
I Ciottoli interpreta una pietra calcarea in due versioni molto diverse fra loro: Sabbia, che richiama la sabbia fine, e Sassi, con ciottoli di dimensioni diverse e un movimento marcato. Sassi è impegnativo da far convivere con altri materiali, ed è una di quelle scelte che in showroom si risolvono in trenta secondi: si appoggiano le lastre una accanto all’altra e si vede subito. Davanti a uno schermo si può solo immaginare.
I Cocci Siciliani parte invece da un’arenaria siciliana con ciottoli e sassi affioranti, ed è la collezione su cui MATTERonTOP si capisce meglio: i sassi non sono soltanto stampati, si sentono sotto le dita. I colori sono cinque, da Bianco e Sabbia fino a Grigio, Naturale e Nero, e la versione da esterno in 20 mm copre tutti i colori tranne il nero. Insieme a I Ciottoli è una delle due collezioni che passiamo sempre sotto la mano di chi entra in showroom convinto che un ciottolo disegnato e uno costruito siano la stessa cosa.
Fusion è la dimostrazione più diretta di tutto il discorso sulle superfici, ed è quella che ci hanno fatto toccare durante la formazione. Dell’anima Wildflower, nel colore Shell, avevamo davanti lo stesso identico disegno in due finiture, naturale e levigato-matt: guardate separatamente sembrano due prodotti diversi, e la differenza si coglie solo mettendole una accanto all’altra sotto la stessa luce. Wildflower esce in Shell, Ash e Moss, con venature morbide e inclusioni di colore; l’anima Plaster, effetto intonaco, ha una gamma più ampia che va da Powder e Sage fino a Taupe, Chalk, Cement e Fawn. Completa la famiglia Tratti, formato 6,4x30 proposto in tre strutture diverse sullo stesso pezzo, che è il modo più rapido per capire con il polpastrello di cosa stiamo parlando. Accanto a Fusion si mette bene Drops, collezione nuova di quest’anno: un mosaico di elementi allungati con finitura lucida e texture craquelé, nei toni Opaline, Champagne, Caramel, Greige e Sage Leaf, pensato per affiancare l’anima Plaster e farle da contrappunto lucido.
Sul colore puro c’è The_Color, la serie delle tinte piatte. È la collezione che proponiamo più spesso ai progettisti quando in un ambiente c’è già una superficie che parla molto: accostata a I Ciottoli nella versione Sassi, una tinta piena calma il disegno e lascia che i ciottoli lavorino su una sola parete o su una fascia di pavimento. È un accostamento che conviene provare dal vivo invece di immaginarlo.
Tra le novità presentate a Cersaie, due confermano bene la vocazione del marchio a partire da un’idea. Scaglie di Storia reinterpreta il terrazzo con tre grafiche: Granelli, a frammenti minuti di marmo Rosso Verona, Pietre, con scaglie più grandi di Bianco Carrara su base cementizia, e Flora. I colori sono Vaniglia, Sabbia, Nebbia, Vermiglio e Argilla. Fragments fa emergere frammenti di marmo da una resina semitrasparente, con la linea Pieces nei toni Ivory, Beige, Greige e Dark Grey e la linea Resins che aggiunge Fog. Entrambe dichiarano la tecnologia Deeply Real.
Il catalogo prosegue poi con Silva, Bits, Côte, Petite e Italian Landscape, la collezione nata dalla collaborazione con lo studio di architettura 23Bassi.
Come si valuta un gres in showroom
Tre verifiche valgono più di qualsiasi scheda tecnica. La mano prima dell’occhio, perché il palmo dice subito quanta struttura c’è e di che tipo. La luce radente, cioè girare la lastra finché la luce la colpisce di taglio, che fa emergere il rilievo invisibile di fronte ed è il modo in cui la superficie si comporterà sotto una finestra. E il registro, cioè se il rilievo segue davvero il disegno o corre per conto suo. Vale anche un’avvertenza: un campione da dieci centimetri non basta mai, perché le pietre vere non si ripetono uguali e un gres fatto bene riproduce anche quella variabilità, che si apprezza solo vedendo più lastre affiancate.
Le collezioni Coem e Fioranese presentate a Cersaie 2026: quando arrivano
Tra le collezioni che i due marchi hanno presentato a Cersaie quest’anno ci sono Genesi, Echo con le varianti Stuoia, Fior di Pietra e Belcaire per Coem, Scaglie di Storia e Fragments per Fioranese. Le abbiamo viste in fiera e raccontate nel nostro reportage Cersaie 2026 . Entrano in produzione nella primavera del 2027.
Sei o sette mesi tra la fiera e il magazzino sono tanti, e sono voluti: quel tempo serve a mettere a punto il prodotto prima che finisca in un cantiere, ed è uno dei motivi per cui su questi due marchi si può contare.
Queste collezioni le trovate nei nostri showroom in Umbria, nell’alto Lazio e nelle Marche, e i nostri consulenti le hanno viste nascere in formazione. Passa a trovarci: portiamo le lastre sotto la luce giusta e la differenza la senti con la mano prima che con gli occhi.
Oggi la qualità di un gres non si gioca più sulla grafica, ma su come è lavorata la superficie.
Alfa Group