LE FUGHE CHE CAMBIANO L'AMBIENTE
La fuga è quasi sempre l'ultimo dettaglio a cui si pensa in un ambiente rivestito, quando ci si pensa. Eppure incide parecchio sulla percezione di una superficie già esistente, che sia il pavimento del soggiorno, una cucina o un bagno. Cambiare colore e finitura alle fughe, senza toccare le piastrelle, può bastare per cambiare il carattere di uno spazio intero.
Il problema è che molte delle soluzioni più diffuse per intervenire sulle fughe esistenti durano poco. Un pennarello coprifuga copre per qualche settimana. Una vernice stesa a pennello tiene qualche mese, se va bene. Un impasto casalingo per sbiancare l'annerito è un palliativo, non una soluzione. In un ambiente umido o soggetto a sporco e traffico frequente, tutte queste strade tendono a staccarsi, ingiallire, richiedere una nuova mano dopo poco tempo. Coprire una fuga e rifarla davvero sono due cose diverse.
Fugabella Color di Kerakoll fa parte della seconda categoria: è una resina-cemento decorativa pensata per la stuccatura di fughe da 0 a 5 mm su gres, mosaici e pietre naturali. È idrorepellente, ha un assorbimento d'acqua molto ridotto, alta durezza superficiale e regge bene le sostanze acide più comuni, caratteristiche che contano tanto su una superficie sollecitata ogni giorno come un piano cucina o un pavimento doccia, quanto su un pavimento living ad alto traffico. Ha anche un'azione dichiarata contro la proliferazione di batteri e muffe, certificata secondo la norma ISO 846, e non è un dettaglio da poco: l'annerimento delle fughe in bagno nasce quasi sempre da lì. La durabilità del colore è testata anche per l'esterno, e il prodotto è disponibile in 50 colori, con una palette rinnovata di recente che aggiunge grigi caldi, rosa e marroni profondi alle tonalità più classiche.
Fughe tono su tono
Con una gamma così ampia, la prima strada è il tono su tono: una fuga vicina al colore della piastrella riduce la percezione della griglia e restituisce continuità alla superficie, facendo sembrare più ampio anche un ambiente piccolo. Funziona bene su rivestimenti con venature o effetti materici, dove l'obiettivo è lasciare parlare la piastrella senza interruzioni, e sui grandi formati sempre più diffusi nei pavimenti living, dove una fuga quasi invisibile rinforza l'idea di superficie continua da una stanza all'altra.
Fughe a contrasto
La strada opposta è la fuga a contrasto, che serve a mettere in risalto il disegno di posa. Una fuga scura su fondo chiaro, o il contrario, funziona bene con la spina di pesce, con piastrelle di piccolo formato o su superfici a mosaico, dove il pattern diventa parte del progetto estetico. È una scelta più decisa, che va valutata insieme al resto della palette dell'ambiente. Ma con 50 colori a disposizione diventa uno strumento di precisione, non un compromesso tra due o tre tonalità.
Tono su tono o a contrasto che sia, la fuga resta una decisione di progetto, anche su uno spazio che esiste già da anni. E con il materiale giusto, non serve demolire nulla per cambiarla davvero.
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Tono su tono o a contrasto: la fuga giusta cambia l'ambiente senza cambiare le piastrelle.
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